Bagaglio a mano
‘Bagaglio a mano’ è una metafora che allude alla necessità di esplorare le premesse che il futuro psicoterapeuta ha maturato e che porterà sempre con sé nell’attraversamento dei diversi contesti di cura che incontrerà sulle sue traiettorie professionali.
L’insegnamento teorico-pratico
“Il lavoro con l’osservatore: il bagaglio a mano” è un percorso che si dipana lungo i quattro anni del corso di specializzazione: in questo contesto l’allievo avrà modo di lavorare alla propria storia e alle proprie premesse epistemologiche mettendone in evidenza limiti e risorse in relazione al lavoro di psicoterapeuta.
Nel corso del primo anno viene richiesto a ciascun allievo di presentare in forma scritta la propria storia di vita, si lavora nel gruppo con la storia di ciascuno e la storia diventa un laboratorio di conoscenza per tutto il gruppo.
Durante il secondo anno di corso gli allievi lavorano alla propria storia attraverso la tecnica della scultura della propria famiglia. Sarà sicuramente una “nuova versione” della storia che comprenderà anche l’elaborazione di quanto emerso durante l’anno precedente.
Al terzo anno si lavora con il genogramma, dal quale emerge un’altra possibile descrizione della storia; si segue “la trasmissione delle caratteristiche familiari da una generazione all’altra” (Bowen, 1979), con l’obiettivo di allenarsi a osservare sé stessi in relazione alla propria famiglia lungo almeno tre generazioni.
Al quarto anno l bagaglio a mano diviene contesto di lavoro per la stesura del caso clinico. Ogni allievo parte dalla rilettura dei resoconti delle sedute e delle supervisioni relative al caso clinico scelto per l’esame finale, per ripensare il processo psicoterapeutico nel suo insieme; tale lavoro permetterà di evidenziare ciò che ha dato senso alla storia di sofferenza portata dal paziente.
La rilettura in gruppo del processo psicoterapeutico avrà come obiettivo formativo quello di far sperimentare all’allievo la possibilità di stare nella relazione psicoterapeutica senza perdersi né dentro di sé (nelle proprie emozioni, nei propri pensieri e nel proprio agire) né fuori di sé (nelle emozioni, nei pensieri, nell’agire dell’altro) (G. Madonna, 2003).