Un eccellente motivo per scegliere l’approccio sistemico relazionale alla psicoterapia è rappresentato dalla disponibilità di una teoria della mente inclusa nella matrice epistemologica di riferimento dell’approccio: l’Ecologia della mente di Gregory Bateson. Quella teoria della mente garantisce la necessaria coerenza fra l’epistemologia batesoniana e la clinica sistemico relazionale. Consente, in altri termini, di portare dentro la stanza di psicoterapia la complessità, l’eleganza, il rispetto per gli esseri viventi e per la loro sofferenza ai quali l’ecologia della mente orienta i professionisti che vi fanno riferimento.

Possiamo conoscere solo in maniera soggettiva e parziale
Quella teoria della mente afferma la costitutiva necessità di codificazione che si realizza nella percezione sensoriale e che comporta il fatto che “tutta la nostra vita mentale è di un grado più astratta del mondo fisico che ci circonda” (Bateson, 1991, p. 457). Afferma, in altri termini, che le immagini, ovvero i risultati delle nostre percezioni, vengono costruite, secondo le modalità dell’organo di senso corrispondente. E non semplicemente recepite in maniera diretta dall’esterno. Esse sono trasformate complesse e sistematiche di ciò che viene percepito.
Se, per esempio, vediamo un albero, l’immagine che costruiamo è una trasformata complessa e sistematica dell’albero. L’immagine, afferma Bateson, “riceve la sua energia dal mio metabolismo e la natura della trasformata è, in parte, determinata da fattori interni ai miei circuiti neuronali” (1972, p. 447). La percezione è attiva e possiamo conoscere solo in maniera soggettiva e parziale.
Il clinico si include nel campo di osservazione
Dall’adozione di quella teoria discende dunque un’importantissima implicazione clinica: il clinico si include nel campo di osservazione e non pretende di percepire e descrivere le situazioni e i sistemi viventi in maniera oggettiva ed esaustiva. L’adozione di quella teoria orienta in senso costruttivista la nostra clinica.
Quello implicato dalla matrice epistemologica batesoniana e dalla teoria della mente in essa immanente è un costruttivismo interattivo ovvero un costruttivismo non radicale. Secondo questa prospettiva, la conoscenza non è né un rispecchiamento passivo dell’oggetto nel soggetto né una costruzione arbitraria e solipsistica di quest’ultimo. Rappresenta piuttosto una sorta di riflesso dell’oggetto filtrato dalle caratteristiche individuali e specifiche del soggetto.
Il clinico descrive i fenomeni in termini di causalità circolare
Quella teoria della mente afferma anche la costitutiva necessità di organizzazione in sequenze causali circolari del processo mentale. Una mente, infatti, riceve informazioni e si autocorregge “o in direzione dell’ottimalità omeostatica ovvero in direzione della massimizzazione di certe variabili” (Bateson, 1972, p. 364); afferma, in altri termini, che i nessi causali all’interno dei sistemi viventi sono complessi e non sono semplici e lineari.
Dall’adozione di quella teoria discende dunque una seconda importantissima implicazione clinica: il clinico descrive i fenomeni relativi al vivente in termini di causalità circolare e considera semplificanti le descrizioni di tipo lineare. L’adozione di quella teoria orienta al paradigma della complessità la nostra clinica.
Il clinico non influenza unilateralmente il paziente
Quella teoria della mente afferma anche la costitutiva impossibilità della parte di controllare il tutto che la comprende o qualunque altra parte del tutto (v. Bateson, 1972, p. 364). Nell’ambito di una conferenza tenuta nel 1959 e rivolta a un pubblico di psichiatri, facendo riferimento al tema del controllo interpersonale, Bateson aveva affermato:
“Penso che converrete con me che in nessun altro ambito più che in questo delle idee sul controllo da false premesse concernenti la natura del sé e la sua relazione con gli altri possano con altrettanta sicurezza scaturire distruzione e bruttezza. Un essere umano in relazione con un altro ha un controllo molto limitato su ciò che accade in questa relazione. Egli è parte di un’unità formata da due persone e il controllo che una parte qualsiasi può esercitare sul tutto è fortemente limitato” (ibid., p. 313).
Nel 1971, a proposito del tentativo di controllo sociale più vasto, egli sostenne: “Anche un regolatore o governatore umano in un sistema sociale è sottoposto alle stesse limitazioni. È controllato dalle informazioni provenienti dal sistema e deve adattare le proprie azioni alle caratteristiche temporali di quello e agli effetti delle proprie azioni passate” (ibid., p. 365). Nella stessa occasione, più in generale, Bateson sostenne: “non è possibile che in un sistema che manifesti caratteristiche mentali una qualche parte possa esercitare un controllo unilaterale sopra il tutto. In altre parole, le caratteristiche mentali del sistema sono immanenti non in qualche sua parte, ma nel sistema come totalità” (ibid.).
Dall’adozione di quella teoria discende dunque una terza importantissima implicazione clinica: il clinico non contempla la possibilità dell’influenzamento unilaterale del suo paziente. L’adozione di quella teoria orienta in senso non istruttivo la nostra clinica. In una clinica orientata in senso non istruttivo l’intervento, il suo esito e la sua efficacia sono considerati come funzione del complesso processo interattivo che coinvolge lo psicoterapeuta e il paziente (o la coppia o la famiglia) che ha chiesto il suo aiuto.
Adottare la matrice epistemologica batesoniana e la teoria della mente che è in essa immanente, orientano al costruttivismo, al paradigma della complessità e a una modalità non istruttiva dell’intervento la nostra clinica. Che declina dunque in maniera coerente e rigorosa l’approccio sistemico relazionale.
Ci rendiamo conto del fatto che la pretesa di percepire persone fenomeni e processi in maniera oggettiva ed esaustiva. La pretesa di poterli descrivere facendo ricorso a nessi causali semplificanti di tipo lineare e la pretesa di poterli unilateralmente influenzare possa esercitare una fascinazione sui giovani professionisti che intendono diventare psicoterapeuti. Ma la psicoterapia è altrove. Vi aspettiamo là.
Per approfondire questi spunti di riflessione vi aspettiamo Sabato 18 gennaio alle ore 10.30 ad Agora, la scuola di specializzazione in psicoterapia a Napoli.
Bibliografia essenziale
Bateson G. (1972), Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano, 2000.