L’economia della flessibilità
Quella di economia della flessibilità è un’idea fondamentale dell’ecologia della mente, la matrice epistemologica batesoniana. Gregory Bateson ha denominato ‘economia della flessibilità’ il processo attraverso il quale si realizza un cambiamento più profondo e duraturo che sostituisce un cambiamento più superficiale e reversibile.
Tale processo consente all’organismo o al sistema vivente che lo realizza di liberare flessibilità per ulteriori cambiamenti nell’ordine più superficiale e reversibile del proprio funzionamento (v. Bateson, 1972, p. 399; v. anche Madonna, 2010, p. 235; 2022, pp. 22-25). Questo vale sia quando si tratta di cambiamento del comportamento sia quando si tratta di cambiamento somatico – si consideri, a proposito di quest’ultimo caso, il processo dell’acclimatazione, spesso citato da Bateson (v. 1972, pp. 398 sg.; 1991, p. 331; 1979, pp. 207 sg.).
L’economia della flessibilità è, infatti, una modalità di funzionamento dell’adattamento, ovvero del cambiamento/apprendimento, ubiquitariamente diffusa nel mondo del vivente. In questo mondo l’adattamento avviene tramite il processo stocastico, ovvero tramite la combinazione fra il processo di produzione casuale del nuovo e il processo di selezione di ciò che del nuovo casualmente prodotto sopravvivrà (v. Bateson, 1979, p. 303; v. anche Madonna, 2010, pp. 166-71; 2022, pp. 13-15).
Questa combinazione di casualità e selezione della casualità avviene in base a un principio economico. I cambiamenti comportati dal processo stocastico impongono infatti un prezzo, che viene pagato in termini di flessibilità. La flessibilità disponibile è limitata.
Il prezzo che un organismo paga nelle diverse circostanze dell’adattamento è relativo non solo al cambiamento che deve affrontare, ma anche al grado di flessibilità di cui esso dispone in quel momento. I cambiamenti adattivi limitano le possibilità di altri cambiamenti adattivi, eventualmente richiesti da ulteriori e diverse sollecitazioni.
Il motivo per il quale i sistemi viventi realizzano cambiamenti più profondi e duraturi che sostituiscono cambiamenti più superficiali e reversibili, risiede nella necessità di disporre della flessibilità più abbondante possibile al livello più superficiale e reversibile di investimento. È a questo livello, infatti, che accade di dover affrontare un’emergenza o di dover risolvere rapidamente un problema inatteso.
Tutti i sistemi viventi o – per dire meglio – tutte le ecologie, piccole e grandi, comprese le macroecologie (v. Madonna, De martino, 2017) che includono una vasta comunità umana possono essere considerate sane quando sono caratterizzate da una distribuzione appropriata della flessibilità. Quest’ultima comporta non solo che la flessibilità, nell’ordine di investimento più superficiale e reversibile, sia il più possibile abbondante, ma anche che sia di “pronta disponibilità”: dev’essere possibile investirla, disinvestirla e reinvestirla con grande facilità e rapidità.
Una distribuzione appropriata della flessibilità comporta, inoltre, che, nell’ordine di investimento più profondo e duraturo, sia possibile il cambiamento, purché graduale, di caratteristiche anche fondamentali (cfr. Bateson, 1972, p. 538 sg.).
L’alterazione disfunzionale dell’economia della flessibilità
Ai fini del nostro discorso, volto alla riflessione su un fenomeno che va diffondendosi nelle macroecologie che includono vaste comunità umane, la sudden changeability (v. infra), metteremo a fuoco, nell’ordine più superficiale e reversibile di investimento della flessibilità, gli elementi di comportamento degli umani e, nell’ordine più profondo e duraturo di investimento della flessibilità, le abitudini di processo psichico degli umani, che rappresentano caratteristiche fondamentali, tendenzialmente stabili. Proviamo a chiarire cosa intendiamo per “abitudini di processo psichico”.
Quando, nell’ambito dell’economia della flessibilità, si verifica un evento psichico rilevante come la generazione di un cambiamento più profondo e duraturo che sostituisce un cambiamento più superficiale e reversibile, quel cambiamento deve essere considerato contemporaneamente rilevante in relazione a tutti gli aspetti del processo psichico: apprendimento, pensiero, percezione, emozione, azione, memoria, personalità.
L’idea di “abitudini di processo psichico” si riferisce dunque ad aspetti distinti ma non separati di uno stesso cambiamento (v. Madonna, Piccolo, 2023, pp. 173-77). L’idea di abitudini di processo psichico può essere considerata sovrapponibile all’idea batesoniana di ‘premesse abituali’ e all’idea, di uso comune, di valori.
Bateson ci ha insegnato che un’alterazione disfunzionale dell’economia della flessibilità si genera in relazione ai tentativi inefficaci di influenzamento di abitudini indesiderate di processo psichico che si diffondono in una certa comunità umana come, per esempio, l’abitudine alla guida in stato di ebbrezza, l’abitudine alla corruzione/concussione o, più in generale, l’abitudine ai comportamenti delinquenziali.
I tentativi di influenzamento delle abitudini indesiderate di processo psichico sono messi in atto – da governanti di vario ordine e, più in generale, da decisori sociali di vario ordine – con provvedimenti specifici e mirati, in termini di leggi o regolamenti:
“è abbastanza facile promulgare leggi che fissino i particolari più episodici e superficiali del comportamento umano” (Bateson, 1972, p. 542).
Tuttavia, “il ricorso alla legge non è certo il metodo più adatto per stabilizzare le variabili fondamentali” (ibid., p. 543). I tentativi di governanti e decisori sociali in generale risultano, infatti, inefficaci. Risultano inefficaci perché tendono a influenzare abitudini di processo psichico degli umani, ovvero aspetti fondamentali e tendenzialmente stabili del loro funzionamento, utilizzando metodi che potrebbero, sì, essere efficaci, ma solo per influenzare elementi di comportamento degli umani, ovvero aspetti superficiali ed effimeri del loro funzionamento.
I metodi cui facciamo riferimento sono quelli relativi alla somministrazione di punizioni o premi; quelli relativi, in altri termini, alla somministrazione di rinforzi negativi o positivi (per lo più negativi: pene più severe per un reato già esistente o introduzione nel codice penale di una variante di un reato già esistente, che tuttavia rappresenta una fattispecie autonoma di reato con pene più severe).
Purtroppo quasi tutti i governanti e i decisori sociali in generale sanno poco o nulla circa il funzionamento dell’economia della flessibilità nei sistemi viventi e non dispongono, per i loro interventi, di strumenti diversi e alternativi rispetto all’emanazione di leggi o regolamenti, che sono provvedimenti specifici e mirati.
Essi, di fronte al fallimento di un tentativo di influenzamento di abitudini indesiderate di processo psichico, pensano che la legge o il regolamento emanati non siano stati abbastanza ben congegnati ed emanano un’altra legge o un altro regolamento, che andranno incontro, a loro volta, a un fallimento, e così via. Infatti:
“Punire le particolari azioni rilevate dal poliziotto non sopprime la percezione del contesto che caratterizza la classe delle azioni del criminale. Non si può far smettere a una persona di essere un criminale (…) punendo le sue azioni” (Bateson, 1991, pp. 320 sg.).
Il fallimento reiterato dei tentativi di influenzamento di abitudini di processo psichico e la proliferazione di leggi e regolamenti che ne consegue genera un irrigidimento, ovvero una perniciosa carenza di flessibilità, nell’ordine più superficiale e reversibile di investimento di quest’ultima, proprio laddove, cioè, c’è bisogno di disporre di flessibilità abbondante e rapidamente disponibile.
In questa condizione, di fronte alla necessità di affrontare un’emergenza o di risolvere rapidamente un problema inatteso, gli umani tentano un adattamento inusitato: cambiano repentinamente abitudini di processo psichico. Non essendo possibile spendere flessibilità nell’ordine più superficiale e reversibile, quello degli elementi di comportamento, si spingono a spenderla (e, sotto la pressione di urgenze ed emergenze, a spenderla repentinamente) nell’ordine più profondo e duraturo di investimento della flessibilità, quello delle abitudini di processo psichico: formano troppo rapidamente nuove abitudini di processo psichico e/o perdono troppo rapidamente vecchie abitudini di processo psichico.
Spesso, in questi processi, quelli che erano valori diventano disvalori e viceversa. Si producono, in altri termini, da un lato, una repentina, diffusa e pericolosa generazione di nuove regole e principi; dall’altro, un repentino, diffuso e pericoloso allentamento della tensione verso il rispetto di vecchie regole e principi. Si completa così il processo di distribuzione inappropriata della flessibilità: alla pietrificazione nel primo ordine di impegno della flessibilità si aggiunge una liquefazione nel secondo ordine di impegno della flessibilità.
Questo non succede quando la possibilità di spendere flessibilità nell’ordine più superficiale e reversibile non risulta difficilissima o impossibile. Quando alle persone rimane possibile, per esempio, affrontare un’emergenza o risolvere un problema formulando pensieri e mettendo in atto comportamenti che interpretino in maniera flessibile una norma; o quando rimane possibile, per fare un altro esempio, affrontare un’emergenza o risolvere un problema formulando pensieri e mettendo in atto comportamenti considerati disdicevoli e in contrasto con i propri valori e con i propri principi etici ma continuando, tuttavia, a riconoscerli come propri, pur sentendosi in difetto e in colpa per averli, in via eccezionale, infranti.
Nel 1970 Bateson aveva già descritto in maniera molto lucida la temperie culturale, di pietrificazione e liquefazione insieme, che tuttora viviamo: “Negli ultimi cent’anni (…) le variabili che dovrebbero essere flessibili sono state bloccate, mentre quelle che dovrebbero essere relativamente stabili, e cambiare solo con lentezza, sono state rese più libere” (1972, p. 543). Ora possiamo dire che il processo descritto da Bateson dura da oltre centocinquant’anni e che è ingravescente.
La metafora dell’acrobata
Bateson ha proposto un esempio, quello dell’acrobata in equilibrio sulla corda, molto utile ai fini della comprensione dell’economia della flessibilità e dell’alterazione disfunzionale dell’economia della flessibilità. L’acrobata investe, disinveste e reinveste continuamente flessibilità per realizzare cambiamenti superficiali e reversibili (relativi alla posizione di parti del corpo e dell’asse di equilibrio) e non essere costretto a realizzare repentinamente, cadendo dalla corda, un cambiamento più profondo in maniera traumatica e dolorosa.
Naturalmente, prima o poi, deve potere scendere senza danni dalla corda e potrà farlo scendendo gradualmente dalla stessa. Se, tuttavia, all’acrobata viene impedito l’investimento superficiale e reversibile della flessibilità, per esempio con l’ingessatura di una o più articolazioni, egli, suo malgrado, andrà incontro al trauma: “il nostro acrobata è sempre più limitato nel movimento delle braccia, ma gli viene dato il permesso di cadere dalla corda” (ibid., p. 542).
In una temperie culturale come quella che viviamo, caratterizzata dalla pietrificazione delle variabili che dovrebbero godere di grande e pronta flessibilità e dalla liquefazione delle variabili che dovrebbero godere di grande stabilità, si finisce allora per vivere, in maniera reiterata e repentina, il cambiamento delle variabili che dovrebbero godere di grande stabilità. Succede, allora, di ‘cadere spesso dalla corda’; e succede, pertanto, che il trauma divenga ordinario.
Sudden changeability
In relazione a questo fenomeno, avviatosi, come già sopra ricordato, oltre centocinquant’anni fa, in tempi più recenti si è generato, e va diffondendosi, un adattamento: la sudden changeability ovvero la predisposizione al cambiamento repentino. È accaduto nelle vite dei giovani che, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, hanno acquisito una crescente apertura culturale e una crescente familiarità con lo studio, il lavoro, la vita all’estero.
Al tempo del trauma ordinario la sudden changeability risulta adattiva perché implica, da un lato, apprendere a cadere tecnicamente bene dalla corda, sviluppando resilienza al trauma; dall’altro, apprendere a essere accorti, a farsi male nella maniera più superficiale ed effimera possibile nella caduta, coltivando riduzione del danno. Possiamo allora ipotizzare l’esistenza – per così dire – di una linea evolutiva che va dall’acrobata allo stuntman, il quale coltiva pronta disposizione al cambiamento repentino, ovvero alla caduta, ovvero al trauma.
La sudden changeability come superamento creativo di situazioni doppiovincolanti
Bateson ci ha insegnato che un contesto non esiste indipendentemente da un osservatore che lo crei e che “il contesto lo crea chi riceve il messaggio” (1979, p. 69). Creare un contesto significa apprendere – nell’ambito di una relazione – regole per mettere insieme informazioni relative a eventi, luoghi, esseri viventi, azioni proprie e altrui.
Questa struttura di informazioni, creata dal ricevente, dà significato a ciò che avviene al suo interno. Senza contesto, le parole e le azioni non hanno significato e “il significato di un dato tipo di azione o di suono cambia col cambiare del contesto, e specialmente col cambiare dello stato della relazione tra A e B” (ibid., p. 156).
Un soggetto che realizzi un apprendimento contestuale (o apprendimento 2 o deuteroapprendimento) compie questo sforzo per comprendere le “regole del gioco” e, in questa maniera, tendere a massimizzare i rinforzi positivi e a minimizzare i rinforzi negativi ricevuti nel contesto creato.
Se un soggetto avrà avuto ragione nel comprendere quali fossero le regole del gioco, il suo apprendimento contestuale risulterà adattivo; se avrà avuto torto, il suo apprendimento contestuale risulterà disadattivo. Inoltre, il contesto può mutare, senza che chi lo ha creato se ne avveda – o se ne avveda immediatamente – e un apprendimento contestuale adattivo può divenire disadattivo.
A partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, Bateson fece spesso riferimento a situazioni che hanno la caratteristica di spingere, o addirittura costringere, un individuo a tentare un ordine superiore di apprendimento. Sono le situazioni che egli definì di doppio vincolo – o affini alle situazioni di doppio vincolo (v. 2007, p. 987). In tali situazioni un soggetto che abbia realizzato un apprendimento contestuale, e compreso pertanto le regole del gioco che vigono in quel contesto, può andare incontro a punizioni, frustrazioni o comunque a svantaggi di qualche tipo a seguito della realizzazione di quell’apprendimento contestuale, della comprensione di quelle regole del gioco.
Facciamo l’esempio di un giovane che si trasferisce all’estero
Nel caso dei giovani che si adattano a studiare, lavorare, vivere all’estero, come finiscono per ritrovarsi in una situazione doppiovincolante? E come ne vengono fuori realizzando un nuovo e superiore ordine di apprendimento? In occasione del primo trasferimento all’estero – per esempio, dall’Italia alla Spagna – un giovane va incontro alla necessità di affrontare cambiamenti di vario ordine. Inizialmente spende flessibilità nell’ordine più superficiale e reversibile di investimento, quello degli elementi di comportamento, per affrontare emergenze o risolvere problemi inattesi.
Col passare del tempo spende flessibilità nell’ordine più profondo e duraturo di investimento, quello delle abitudini di processo psichico, per liberare flessibilità di cui poter disporre dove serve di più: nell’ordine di investimento più superficiale e reversibile.
Si abitua a parlare quotidianamente una nuova lingua, a nuove condizioni climatiche, a nuovi modelli di interazione con i professori o con i datori di lavoro e così via: realizza apprendimenti contestuali, comprende le regole del gioco dei contesti che va via via creando. In occasione del secondo trasferimento – per esempio, dalla Spagna alla Germania – ha fiducia negli apprendimenti contestuali realizzati in Spagna, ma, in alcuni dei contesti creati, va incontro a punizioni, frustrazioni o comunque a svantaggi di qualche tipo.
Si aspettava, forse, differenze fra l’Italia e un ‘estero’ indifferenziato ma non fra la Spagna e la Germania. Alcuni contesti sono dunque mutati senza che egli se ne avvedesse. Soffre, procede per tentativi ed errori e infine realizza nuovi apprendimenti contestuali, che si rivelano adattivi. In occasione del terzo trasferimento – per esempio, dalla Germania alla Polonia – va incontro a un’esperienza simile rispetto a quella vissuta in occasione del secondo trasferimento.
E così via, di trasferimento in trasferimento, ogni volta soffrendo e affrontando la necessità e la fatica e di realizzare nuovi apprendimenti contestuali, fino a quando non genera, nella sua ecologia delle idee, la sudden changeability, ovvero la predisposizione al cambiamento repentino (v. supra); fino a quando, in altri termini, non impara a risolvere creativamente le situazioni doppiovincolanti in cui si è ritrovato realizzando un nuovo e superiore ordine di apprendimento.
Realizza l’esistenza di un più vasto contesto dei contesti – ovvero della classe dei contesti creati in successione – caratterizzato da una propria e più astratta regola del gioco: quello di ordine superiore è un contesto in cui gli si chiede di essere pronto a mettere in atto, in ogni nuovo contesto, diversi o nuovi moduli comportamentali. Quel giovane realizza apprendimenti metacontestuali, che comportano l’attraversamento del confine che distingueva il primo contesto – e ciascuno dei contesti successivi – dal contesto di ordine superiore.
Possiamo dunque considerare la sudden changeability come la predisposizione a rapidi apprendimenti metacontestuali che consentono il superamento creativo transcontestuale di situazioni doppiovincolanti. Bateson definì sindromi transcontestuali sia i processi creativi di risoluzione di situazioni doppiovincolanti sia i tentativi di risoluzione che falliscono, vanno incontro a esiti di tipo patologico e possono condurre a patologie gravi (v. Bateson, 1972, pp. 322 sg.; 1979, p. 161; v. anche Madonna, 2010, pp. 97-110).
* Questo testo rappresenta una sintesi dell’articolo “Ordinary Trauma, Sudden Changeability, and the Bond
Between Generations” pubblicato sul volume 10 n. 1, maggio 2026, del Journal of Psychosocial
Systems.
Pubblichiamo qui questa sintesi per gentile concessione dell’Editor della rivista, prof. Paolo
Gritti, che ringraziamo. Le persone interessate possono consultare il testo completo in lingua inglese ed
effettuarne il download si https://jpsjournal.org/.
Bibliografia essenziale
- Bateson G. (1972), Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano, 2000.
- Bateson G. (1979), Mente e natura, Adelphi, Milano, 1984.
- Bateson G. (1991), Una sacra unità, a cura di Donaldson R. E., Adelphi, Milano, 1997.
- Bateson G. (Edited by Nora Bateson), “Reflections on learning and addiction: porpoises and palm trees”, in Kybernetes, 7/8, 2007, pp. 985-99.
- Madonna G., La psicologia ecologica, Franco Angeli, Milano, 2010.
- Madonna G., “Steps to an Ecology of mind: foundations of a connective epistemological matrix”, in Journal of Psychosocial Systems, 2022, Vol. 6 (2), pp. 12-26.
- Madonna G., De Martino R., Verso una clinica delle macroecologie, Franco Angeli, Milano, 2017.
- Madonna G., Piccolo M., Ecologia della mente e sviluppo psichico, Mimesis, Milano-Udine, 2023.